Sostieni la Diocesi

Chi volesse aiutare la Diocesi in questo momento di crisi dovuta al Terremoto può effettuare un versamento a

Diocesi di Macerata - Tolentino - Recanati - Cingoli - Treia
CAUSALE: OFFERTA PRO TERREMOTO
IBAN UBI Banca
IT45 V 03111 13401 00000 00117 53

 

Segnalare il proprio nominativo e il proprio indirizzo completo o la propria email in modo che la Diocesi possa ringraziare.

Servizio WhatsApp

servizio whatsapp

Per rimanere informato su eventi e news della Diocesi! Aggiungi il numero 3914190178 alla tua rubrica e iscriviti!

Nei territori compresi tra Ancona e Chieti e in alcune zone limitrofe di Umbria e Puglia il culto di San Flaviano risale al V-VI secolo, ma nella vallata del Potenza esso è documentato per la prima volta in un diploma datato 898 con il quale Berengario I confermava all’ex imperatrice Ageltrude il possesso di alcuni beni tra i quali un monastero «quod dicitur Arabona sancti Flaviani dicata». Il diploma si riferiva chiaramente all’Abbazia di Rambona, un complesso benedettino situato nel territorio di Pollenza fondato probabilmente all’inizio del VIII secolo dai monaci di Sant’Eutizio sul luogo di un antico santuario romano dedicato alla Dea Bona (Rambona deriverebbe da Ara Bonae Deae).
La dedica a San Flaviano della suddetta abbazia è confermata da un dittico di avorio, databile al IX secolo, ritrovato nell’edificio e attualmente conservato nei Musei Vaticani, ma stabilire chi fosse questo Santo è una questione un po’ più complessa. Nel corso dei secoli si è infatti creata una sovrapposizione tra il patriarca di Costantinopoli morto nel 449 e un non meglio identificato vescovo della città romana di Helvia Ricina martirizzato, secondo la tradizione, nel III secolo. La presenza di una sede vescovile nell’antica colonia romana e l’esistenza di un vescovo con questo nome, pur plausibili, non sono attestate in nessun documento, mentre la diffusione del culto di San Flaviano in Abruzzo e nelle Marche è certa e ha indotto alcuni studiosi a pensare che sia stato importato dall’Oriente da San Lucenzio, vescovo di Ascoli Piceno, che nel 451 partecipò come legato pontificio al Concilio di Calcedonia nel quale il patriarca di Costantinopoli fu più volte invocato ed acclamato come santo e martire.
A sostegno di tale ipotesi ci sono due frammenti «ex ossibus S. Flaviani episcopi CP et martyris» conservati nella cattedrale di Ascoli e un’orazione pubblica pronunciata a Recanati il 24 novembre 1483 dall’umanista Antonio Bonfini nella quale si fa chiaro riferimento al vescovo di Costantinopoli.
I fatti potrebbero quindi essere andati secondo la sintesi operata da Cesare Fini: il culto a San Flaviano, importato dall’Oriente nel V secolo da San Lucenzio, ebbe una rapida diffusione anche lungo la Valle del Potenza e quando arrivarono i benedettini, trovandolo ben radicato, gli dedicarono l’abbazia che stavano costruendo a Rambona.
Nel frattempo la devozione arrivò anche a Recanati dove sul colle di Castelnuovo fu costruita una pieve extra moenia dedicata al Santo che tra il XII e il XIII secolo fu trasferita all’interno delle mura e quindi elevata a sede vescovile il 22 dicembre 1240.
Sulla facciata della cattedrale fu collocata quella che possiamo considerare la prima testimonianza iconografica recanatese del Santo: una statua (foto 1) - ora nel Museo Diocesano - con mitra latina e pianeta finemente decorata che il Vogel datò al XII secolo, ma che potrebbe essere posticipata al Trecento.
Con gli stessi caratteri iconografici il santo vescovo verrà rappresentato nel 1474 sulla lapide sepolcrale del Beato Bartolomeo Apostolino (foto 2) attualmente conservata nel lapidario del museo. 
Ad un certo punto il culto di San Flaviano si intersecò con quello di San Vito - che era pur sempre il titolare della chiesa madre di Recanati - e negli Statuti comunali del 1328 entrambi saranno invocati come «protettori e difensori del Comune e della Città di Recanati». La presa d'atto artistica di tale scelta si ebbe nel 1443 con Giacomo di Nicola di Recanati che realizzò un polittico - poi smembrato - per l'altare maggiore della cattedrale con una Madonna dell'Umiltà tra i Santi Flaviano, Vito, Giovanni e Girolamo che, tra l'altro, nei due scomparti della predella aveva anche una Consacrazione episcopale e un Martirio di San Flaviano.
E' invece integro il magnifico polittico (foto 3 e 3.1) realizzato da Lorenzo Lotto nel 1506-08 per la chiesa dei domenicani - ora nel Museo Civico - per il quale i frati chiesero un contributo di cento fiorini al Comune che lo concesse a condizione di includere nell’opera i Santi patroni della città definiti advocatos nostros
A Durante Nobili di Caldarola, allievo del Lotto, è attribuito invece un quadro realizzato intorno al 1544 e conservato nella chiesa di Santa Maria di Montemorello con i due Santi accanto alla Vergine e il Bambino
Nel 1623, mentre erano in corso radicali lavori di ristrutturazione della cattedrale che ne cambieranno il volo, il vescovo Giulio Roma confermò il duplice patronato dei due Santi recanatesi: Flaviano sulla diocesi e sul clero e Vito sulla città. Ancora una volta l'arte registrò questa scelta e nello scomparto centrale dell'imponente soffitto a cassettoni della cattedrale, realizzato entro il 1619 da Andrea Costa, Antonio Rizzo, Tommaso Gattucci e Giacomo Zappetta, campeggia San Flaviano vescovo e martire, (foto 4) mentre San Vito è relegato in una specchiatura laterale. Uguale dignità avranno invece gli episodi del loro martirio, rappresentati entrambi nel registro inferiore nell'abside affrescata a partire dal 1634 dal pittore genovese Giovanni Antonio Carosio. 
(foto 5) L’iconografia seicentesca del Santo registra anche una tarsia lignea nello stallo centrale del coro - ora nel Museo Diocesano - realizzata nel 1633 da Agostilio Vangelisti di Ripatransone e una interessante incisione allegata ad una storia dei santi recanatesi pubblicata a Perugia dal monaco silvestrino Modesto Benvenuti.
All'inizio del Settecento la tradizione recanatese faceva ancora riferimento al patriarca di Costantinopoli al quale il gesuita Diego Calcagni dedicò un capitolo delle sue Memorie istoriche, ma già alla fine del secolo il canonico Giuseppe Antonio Vogel cercherà di dimostrare che il Flaviano venerato a Recanati era l’antico vescovo di Helvia Ricina il cui culto sarebbe stato esportato, insieme a qualche reliquia, a Rambona e a Recanati dagli abitanti in fuga dopo la distruzione della città ad opera dei barbari. All’inizio del XX secolo lo seguirà su questa strada l’oratoriano Clemente Benedettucci, a sua volta, probabilmente, tratto in inganno da alcune considerazioni dello storico maceratese Pompeo Compagnoni che ne la Reggia Picena, data alle stampe nel 1661, diceva che la Chiesa maceratese venerava come suo primo vescovo San Claudio, l’ultimo della città di Recina, il quale ritornato dal concilio di Rimini del 359 «edificò nuovi templi e consacrò molti altari degli idoli al vero culto di Dio e dei suoi santi» tra cui i Santi Savino, Eutizio, Antimo e Flaviano, «tutti di classe antica o come de' Vescovi suoi Predecessori».
In realtà San Claudio è documentato col solo titolo di Episcopus provinciae Picenae e di Flaviano vescovo di Ricina non si hanno altri riscontri. Il secolo ci lasciò tuttavia altre rappresentazioni del Santo tra le quali ricordiamo una coperta di messale in lamina d'argento commissionata nel 1767-69 dal vescovo Ciriaco Vecchioni all'argentiere Vincenzo Belli, che reca sui due piatti un San Flaviano in abiti episcopali e la scena del Martirio.
Le ultime testimonianze artistiche della devozione dei recanatesi verso il loro santo protettore risalgono all'Ottocento e sono: un San Flaviano benedicente realizzato dopo il 1864 nell’abside della cattedrale dall’anconetano Giovanni Gallucci; una pala d'altare con i Santi Flaviano, Vito e Antonio da Padova e i  Beati Placido e Girolamo Gherard realizzata da Francesco Saverio Moretti per la chiesa di Maria Santissima dell’Addolorata ed infine un San Pietro tra i Santi Flaviano e Vito dipinto per l'omonima chiesa da Giacomo Falconi. Molto interessante sotto l’aspetto iconografico sarà infine un'incisione realizzata dal romano Secondo Bianchi per un volume di Stanislao Melchiorri edito a Fermo nel 1836 con San Flaviano che calpesta alcuni libri.
Della vita del patriarca di Costantinopoli antecedente il suo episcopato (luglio 446) abbiamo poche notizie, mentre sono molto ben documentati i restanti ultimi tre anni. «Uomo retto e modesto, di carattere mite, poco versato nell’arte oratoria», forse proveniente da esperienze monastiche, era sacerdote e custode dei vasi sacri nella chiesa di Santa Sofia. Appena eletto vescovo entrò in conflitto con la corte imperiale e quando nel sinodo del 448, malgrado numerosi tentativi di conciliazione, condannò per eresia l’archimandrita Eutiche e minacciò di scomunica chiunque lo avesse appoggiato i rapporti col palazzo si fecero ancor più tesi. I sostenitori di Eutiche convinsero infatti l’imperatore Teodosio II a convocare un nuovo concilio (Efeso, 8 agosto 449) nel quale, con l'aiuto dei commissari imperiali e dell'esercito, riuscirono a far riabilitare l’archimandrita costringendo centotredici vescovi a firmare la condanna di Flaviano che fu immediatamente imprigionato e gravemente malmenato dai soldati. La sentenza finale, quasi certamente avallata dall’imperatore, fu l’immediata deportazione, ma Flaviano morì pochi giorni dopo a causa delle ferite riportate. Il successore di Teodosio, dietro pressante richiesta del popolo e del clero, fece deporre i resti mortali del vescovo nella chiesa dei Santi Apostoli e nel successivo Concilio di Calcedonia (451) lo riabilitò facendolo acclamare come martire e santo per aver difeso la fede cattolica. In seguito il titolo di martire passerà sempre più in secondo piano, probabilmente per non mettere troppo in difficoltà gli imperatori bizantini, eredi di quel Teodosio che lo aveva condannato.
In ambito maceratese, l’immagine più antica del Santo è senza dubbio quella che si trova nel Dittico di Rambona dove è rappresentato insieme a San Silvestro e a San Gregorio Magno in abiti pontificali e con il pallio sopra le spalle.
Il  primo a sinistra è in atteggiamento orante, mentre gli altri due reggono un libro e sono in atto di benedire alla greca. Molto probabilmente San Flaviano è la figura al centro, ma «non è possibile – dice Daniele Stiernon – decidere se l’artista o l'abate Olderigo pensavano a un vescovo occidentale o ad un santo orientale. E' certo invece che non pensavano in special modo a un martire».
L'iconografia recanatese sembra, in un primo momento, propendere per il vescovo latino presentato con mitra occidentale, il pastorale e un libro tra le mani e senza alcun riferimento al martirio. Lorenzo Lotto darà di questa tipologia una meravigliosa rilettura in chiave rinascimentale rappresentandolo con un sontuoso piviale ricamato, preziosi gioielli, mani inguantate e ornate con anelli e un pastorale finemente cesellato.
Il ramo di palma - simbolo del martirio - compare invece nella statua di Andrea Costa che, per il resto, si attiene alla tradizione, confermata anche nell’incisione allegata alle già ricordate Memorie del Calcagni dove un San Flaviano con barba fluente e senza palma è, con San Vito, ai piedi della Madonna di Loreto.
Con il progressivo affermarsi della sensibilità barocca si farà strada anche la rappresentazione del suo martirio, drammaticamente raccontato dal Carosio e ripreso, insieme alla scena della glorificazione, nella copertina del messale del vescovo Vecchioni. Ricordiamo infine l’incisione del Bianchi dove compare un attributo nuovo, mai registrato nell’iconografia recanatese e che testimonierebbe come, ancora all’inizio del XIX secolo, si era certi dell’origine bizantina del Santo: si tratta di alcuni libri, probabilmente le opere di Eutiche, che San Flaviano, in vesti episcopali orientali, con la barba e il ramo di palma, calpesta sotto i piedi.

BloggerBloggerFacebookFacebookGoogleShareGoogleShareLinkedinLinkedinMySpaceMySpaceTwitterTwitterWordpressWordpress

Cerca

Anno Pastorale 2017/2018

Seguici su Facebook

 

Seguici su

RssRss
GoogleplusGoogleplus
FacebookFacebook
YoutubeYoutube
TwitterTwitter
FlickrFlickr

Foto

Per vedere tutte le foto, visitate il nostro profilo su Flickr!

flickr

Video

 

Media Diocesani

Emmaus Online

RADIO NUOVA MACERATA

Radio Padre Matteo Ricci

èTV Macerata

Dirette TV/Streaming

Ago
18

18 Agosto 2018 13:30 - 13:40

Ago
18

18 Agosto 2018 20:20 - 20:30

Ago
18

18 Agosto 2018 22:20 - 22:30

Assegnazione 8x1000 C.E.I.

Newsletter

Iscriviti alla newsletter diocesana!
captcha 

Diocesi di Macerata - Tolentino - Recanati - Cingoli - Treia 

C.F. 93009650438 | Piazza San Vincenzo Strambi 3, 62100 - Macerata (MC) | tel. 0733.291114 fax 0733.263386
Privacy Policy